Tel Aviv: ultimi incontri.

Tel Aviv

Tel Aviv è una città moderna, piena di vita. Girando per l’ex porto ristrutturato tutto in parquet ondulato a simulare le onde, assistiamo ad uno strano minuetto:

Appena sposati? Prove per il servizio fotografico del matrimonio? Spot pubblicitario? Boh.

L’albergo è “urban”, che scopro essere un tipo di arredamento. Singolare il bagno interno alla stanza con pareti tutte a vetro, per quanto sabbiato, e lo specchio del bagno che ne è anche la finestra.

Yamal

Incontriamo ancora due amici di amici. Yamal è uno un sacco alternativo, fa sculture di legno, è di origine Irakena, per non fare il militare si è fatto passare per matto (ci racconta che la psichiatra se ne innamorò..). Vuole andarsene prima possibile da Israele.

Esty

La mattina dopo Esty, arrivata qui con i genitori scappati dall’Ungheria “comunista”, la incontriamo in un bar molto carino, tra fuori e dentro..

Esty è sui sessanta, elegante, costruisce bei gioielli. Forse le buttiamo addosso troppe cose per essere la prima volta che la vediamo, ma è lei a chiederci che cosa ne pensiamo della situazione. Ad una nostra domanda butta la testa da una parte e fa un sospirone che non so come interpretare, tra “ancora questa domanda” e “e adesso che cosa vi dico”. La domanda era: negli ultimi 10, 15 anni, quanti israeliani e quanti palestinesi sono morti?.

Aeroporto

I controlli all’aeroporto sono poco più che normali. Rientro tranquillo. Tante cose da mettere in ordine. Ci vorrà tempo.

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