Rimmel

Ieri sono andata a Firenze, per commissioni. Adoro guidare sola, e adoro ascoltare la musica in macchina.

Adoro dire adoro.

Sono di ritorno dalle montagne svizzere, in Engadina, che hanno visto tanti giochi di me bambina. Mi ci sono sposata. Ci vado a sciare tutti gli inverni. Pensate che volevo diventare una pastorella, da grande, e stavo lì ore e ore a sognare il mio futuro a capo di un gregge.

Chiudete gli occhi: lo sentite l’odore del legno, del fieno?

Immaginate ora latte appena munto, panini rotondi infornati dalla nonna di Peter, ciambelle della tata, caffè dalla napoletana di alluminio, formaggi dell’Alpe, burro fatto in casa, marmellate di sottobosco…

E dopo colazione una passeggiata fino al centro di St Moritz, attraverso i boschi che ho nel cuore e magari cogliendo qualche ribes o mirtillo, stupefatta dal piccolo bambi che attraversa pauroso il mio cammino.

C’ero tornata con Dimitri, ho voluto provare anche questa. Niente da fare: la sera aveva sempre mal di testa.

Mi ha vibrato dentro, prepotente, il Poeta, con Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altra!

Però, non riuscivo a dormire. Così ho acceso il portatile, fatto un giro per il web, visitato qualche blog amico e alla fine ho seguito la proposta di un caro blogger: alle 21 precise – ora di Pechino – ho acceso una candela per il Tibet. Mi sono sentita molto meglio.

Così, ora torno a Firenze per commissioni.