Primo incontro con il terrorismo

19 gennaio

Ancora i cappelloni neri

L’immagine di oggi – posso solo raccontarla – e’ a Tel Aviv: un tipo magro alto tutto vestito di nero a parte la camicia bianca, cappellone nero, insomma ancora uno dei religiosi fanatici, schizza in discesa, in una delle strade piu’ trafficate, sui pattini, sventolando un bandierone giallo che Jeudith ci spiega essere del partito nazionalista. Sui pattini.

Mentre torniamo in macchina verso casa, ancora uno pantaloni neri e camicia bianca che, su una strada di grande comunicazione come potrebbe essere la Cristoforo Colombo a roma verso l’Eur, agita un cartello e apostrofa a voce alta gli occupanti delle auto che passano. Sempre Jeudith ci spiega che e’ l’ora in cui pregano, che devono essere in 12, che lui e’ solo e che percio’ sta cercando cosi’ gli altri 11.

Totale contrasto con una citta’ moderna, con grattacieli, negozi eleganti, bar alla moda, ristoranti eccetera. Confina con Giaffa, citta’ piu’ araba. Ho scoperto l’esistenza di arabi israeliani, alcuni di religione ebraica, altri cristiana, altri maomettani. Un bel guazzabuglio.

Akko (San Giovanni d’Acri)
Ad Akko (San Giovanni d”Acri) primo suk pieno di tutto, una spremuta di mele granate, una manifestazione per i fatti tunisini .

Ci era stato detto di prezzi altissimi, in realta’ si spende meno che da noi. Un pranzo sul mare con un bel pesce, infinite verdure e sottolio e sottaceti, the caffe’ dolce, non e’ arrivato a 25 euro.

Terroristi
Jeudith racconta del figlio che, soldato in non so quale guerra (o invasione?), dormiva in tenda quando sono stati attaccati dai “terrorist”: sono usciti sparando, il suo capitano e’ rimasto ucciso, lui ha a sua volta ucciso il terrorista. In quel momento una granata ha distrutto la tenda da cui erano appena usciti. Stavo per dire qualcosa sull’uso del termine “terrorista”, nel senso che una cosa e’ uno che si viene a far esplodere in un supermercato sul tuo territorio, altra e’ uno che attacca chi sta invadendo il proprio territorio, ma Jeudith ha continuato il racconto con “non so se l’ha salvato dio o la fortuna o che cos’altro” ed ha poi aggiunto che ha quasi perso la mano, in quella occasione, e non me la sono sentita. Comunque mi interessa soprattutto capire come la situazione è vissuta, e la sensazione finora e’ di una specie di paura diffusa e contenuta, come se fosse qualcosa con cui sia scontato convivere.

Altro episodio: il marito della figlia della donna palestinese che da anni la aiutava nelle pulizie e’ “risultato un terrorista”. Di conseguenza la donna ha perso il permesso di entrare in Israele, e il genero non ha piu’ lavoro. Anche qui la domanda mi e’ rimasta in gola: “se era un terrorista ha solo perso il lavoro?”. Ho pensato che magari avra’ tirato un sasso o avra’ espresso un’opinione non gradita. Resta il fatto che Jeudith, pur volendo bene a questa donna, non se l’è sentita di interessarsi della sua situazione, per timore che le diminuissero il “livello di sicurezza”, il che potrebbe farle perdere il lavoro, visto che lavora per un ente pubblico. Insomma. E questa e’ la parte che credo di poter definire “moderatamente progressista”.

4 risposte a Primo incontro con il terrorismo

  1. Stefano scrive:

    Oh, direi peggio di chi obbliga a pratiche come l’infibulazione.

    Ma perchè la mette sul confronto con il peggio? Non credo aiuti a capire.

    Riprendo una sua espressione: “Terrorista è chi uccide la gente vilmente alle spalle, chi si fa esplodere sui bus, nei ristoranti e negli hotel, chi la schiaccia con bulldozer, auto e camion.”
    Ed osservo che, purtroppo, salvo il farsi esplodere, le altre pratiche non sono estranee allo stato di Israele.

    Sul resto, non difendo nessun atto di violenza.

    Ma in questo viaggio ho dovuto fare i conti sull’importanza delle parole che si usano per descrivere un fatto, e di come lo stesso fatto possa essere descritto con parole diversissime a seconda di chi le pronuncia.

    Ho la fortuna – la considero tale – di non essere parte in causa, e perciò mi sforzo di essere obiettivo.

    • Viva Israele scrive:

      Debbo contraddirla: gli israeliani non investono con auto e bulldozer gli arabi. Non uccidono donne e bambini deliberatamente con coltelli, o altro. Se si riferisce alle vittime civili delle guerre, si quelle purtroppo ci sono, ma ci sono anche perché gli arabi li usano come scudi umani. Ci sono perché hamas mette le rampe di lancio dei suoi razzi nelle scuole, negli ospedali e nelle moschee sapendo che la risposta israeliana farà inevitabilmente vittime civili. Il cinico uso delle morti da parte palestinese è disgustoso. Se ha modo di vedere i filmati su youtube dei bombardamenti israeliani a Gaza potrà vedere quante missioni vengono abortite quando i piloti si rendono conto di poter provocare vittime civili. Nessun esercito al mondo è così attento q queste cose.

      • Anonimo scrive:

        ricordo bene. purtroppo, il filmato di una giovane pacifista americana messa sotto da non ricordo se un carroarmato o un bulldozer.

        Sul resto, mi limito ad una sola domanda: quante vittime civili israeliane e palestinesi ci sono state negli ultimi 10 anni?

        E osservo, spiacevolmente, che considero ipocrita attribuire alla malvagità degli avversari la responsabilità delle proprie azioni. Non diversamente i nazisti attribuivano ai partigiani la responsabilità delle loro feroci rappresaglie.

  2. Viva Israele scrive:

    I “capppelloni neri” sembrano colpirla in modo particolare…. e continua a definirli “religiosi fanatici”: il suo pregiudizio verso di loro è quanto meno discutibile. Direbbe lo stesso dei mussulmani che indossano i loro caffetani e i loro zuccotti e ciabattano per le nostre città o che obbligano le loro donne a mettere velo e burqa? O peggio le sottopongono a infibulazione?
    Finalmente scopre che Israele è composta di ebrei, mussulmani (circa il 20% della popolazione) cristiani, drusi, circassi e beduini. Meglio tardi che mai!
    Terrorista è chi uccide la gente vilmente alle spalle, chi si fa esplodere sui bus, nei ristoranti e negli hotel, chi la schiaccia con bulldozer, auto e camion.
    Revocare il permesso di lavoro in Israele significa che la persona è risultata collegata ad atti di terrorismo, a cellule terroristiche, o complice di terroristi. E come lei immagina questo non va bene per niente! Lo stato deve difendere i suoi cittadini e far capire che non esiste alcuna possibilità di farla franca se si è coinvolti con propositi terroristici. Tirare sassi contro le auto ha provocato diversi morti negli anni, non è una prassi tanto normale! O per lei si? Vada a vedere su youtube gli arabi piazzati sui bordi di alcune strade prendere a sassate le auto con targa israeliana e mi dica se il “tirare sassi” è una cosa che possa essere ignorata o sottovalutata!

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