Partenza: le devozioni

partenza lunedi’ 17 gennaio 2011

il primo contatto é all’aeroporto di Fiumicino, all’imbarco: due ragazzi – non piu’ di 20-22 anni – in divisa da praticanti estremi, e cioe’ pantaloni e giacca nera, camicia bianca, cappellone nero a tesa larga, dicono le preghiere. Per farlo si denudano il braccio sinistro, ci arrotolano una lunga striscia nera di cuoio o forse plastica, al termine della quale, sul bicipite, sta una scatoletta nera (ogni lato circa 3/4 cm). Analoga strisca nera arrotolano intorno alla fronte, con analoga scatoletta. Uno dei due sta seduto, con un libro in mano, ed oscilla a lungo avanti e indietro. L’altro, in piedi, ha sulla testa una specie di coperta di lana ruvida, bianca con strisce nere, e anche lui con le scatolette sul bicipite e in fronte, un libro in mano, oscilla, ma in piedi e da sinistra a destra. Li ho osservati a lungo: abbastanza impressionante.

arrivo Tel Aviv lunedi’ 17

Tel Aviv, dall’alto, mi appare di un colore uniforme tra il grigio e il beige, inaspettato, in cui si riflettono anche alcuni grattacieli. Contrariamente alle aspettative ed agli avvertimenti ricevuti, sia le operazioni di imbarco che di sbarco si concludono molto rapidamente e senza particolari controlli. Mi viene da sorridere quando la ragazza del controllo in cima alla lunga scala mobile ferma proprio uno dei due cappelloni neri, che ha fatto a piedi gli scalini a due a due, per fargli aprire la borsa.

 

3 risposte a Partenza: le devozioni

  1. Viva Israele scrive:

    Gent.mo Stefano, mi chiamo Alberto, il mio nick è quello che mi consente di postare nessun mistero 🙂
    Se permette, definire praticanti estremi due ragazzi che pregano per il solo fatto di farlo in maniera inusuale da quelle conosciute mi sembra azzardato: come lei dice, ci sono i fustigatori cattolici e i mussulmani che si colpiscono sulla testa con spade e coltelli fino a sanguinare. Nell’ebraismo non si giunge a questi eccessi.

  2. Viva Israele scrive:

    Non ho potuto fare a meno di sorridere nel leggere con quanta poca conoscenza e con quanto pregiudizio si è accostato a questo viaggio che ha fatto. Proverò a spiegarle alcune cose:
    in merito ai due ragazzi che pregavano in aeroporto (definirebbe praticanti estremi i mussulmani che pregano mostrando le loro terga in piazza Duomo a Milano? …dubito….) provi a imparare cosa sono le strisce di cuoio e le scatolette che ha visto. Avessimo noi tale profondità….quello si che è impressionante!
    Il Significato dei Teffilin
    I Teffilin hanno un significato particolare nella posizione dove vengono messi.
    Uno dei Tefillin viene legato al braccio più debole in modo da trovarsi di fronte al cuore, organo questo considerato sede delle emozioni; la sottile striscia di cuoio ha una lunghezza tale da consentire, dopo aver assicurato la scatoletta contro il bicipite, di avvolgersi sette volte attorno al braccio fino a raggiungere la mano dove viene poi intrecciata, girando sul dito medio tre volte, secondo un’antica tradizione.

    L’altra Tefillà viene quindi posata sul capo, sede del nostro intelletto, quindi non sulla fronte, e viene fissata in maniera da rimanere sul cervello in posizione mediana rispetto agli occhi. E’ così che viene quotidianamente richiamata la nostra attenzione sulla testa, sul cuore e sul braccio fino alla mano; il congiungimento delle parole della Torà a quegli organi del nostro corpo esprime simbolicamente l’insegnamento di servire Dio con ogni nostro pensiero, con ogni nostro sentimento, con ogni nostro atto.

    Non soltanto questo, ma anche ci viene fatto comprendere che soltanto quando il nostro braccio e la nostra mano sono sotto il simultaneo controllo della ragione e del cuore, l’azione da noi compiuta acquista contemporaneamente quella forza e quella saggezza delle quali Dio si compiace e di cui il mondo ha tanto bisogno. Soltanto così si può avere fiducia che gli impulsi anche generosi, non finiscano – per difetto di ponderazione – con il deviare verso gli errori e verso le superstizioni che sovente sono il frutto delle azioni compiute sotto H solo impulso del sentimento.

    E’ così, inoltre, che i progetti, anche quelli meglio elaborati dal cervello umano, solo con il contributo del sentimento possono raggiungere la loro più felice realizzazione, senza sfociare nel vuoto materialismo che invece caratterizza le attività spoglie di calore umano, eseguite sotto il solo controllo della mente sempre se questi riescono a concretizzarsi.

    La maggior parte dei nostri rimpianti, dei nostri dolori, delle nostre penose fatiche, potrebbe esserci risparmiata se solo si usasse la ragione congiuntamente al sentimento nel giusto equilibrio in tutti i problemi della vita. Questo equilibrio è il primo gradino della scala che conduce alla speranza, al coraggio, alla fiducia in se stessi ed alla pace interiore. Questi sono preziosi valori spirituali che gli Ebrei devono assolutamente sviluppare per servire Dio ed il genere umano. I Tefillin contribuiranno a raggiungere tali mete se usati con costante spirito di riverenza e consapevolezza.

    In molte Comunità è usanza recitare il seguente versetto tratto dal Profeta Osea (2: 21/22) mentre si lega la striscia di cuoio attorno al dito medio della mano più debole:

    “E ti fidanzo a Me per sempre, ti avvicino a Me nell’integrità e nel diritto e nella bontà e nella compassione: ti riservo a Me nella fedeltà sicura e sarai unito al Mio Nome”. (I Profeti usano la parola “Ti fidanzo” per esprimere l’atteggiamento di Dio verso il popolo d’Israele che, sopportando le persecuzioni rimane fedele alla Torà, è paragonabile alla fidanzata che rimane fedele al suo futuro sposo nella speranza di un legame più completo).

    “Queste Parole sono rivolte a tutto Israele da Dio, per mezzo del Suo Profeta Osea” (Ibid.). Con questo versetto ci è stata data una Formula Divina, una regola etica, una Guida per tutti, comprensibile a chiunque e atta a soddisfare miche le più alte aspirazioni dei più pii tra gli uomini.

    Chi vuol essere conosciuto dal Signore usi la rettitudine, il discernimento, l’amore, la compassione e la fedeltà inalterabile. Noi Ebrei dobbiamo essere grati per questa preziosa eredità.

    E’ veramente doloroso constatare che molti nostri fratelli Ebrei “moderni” si dimostrano insensibili a questa importante Mitzvà. E’ come se rifiutassero non solo l’azione fisica ma anche gli ideali che si traggono da quanto scritto sulle pergamene. Se solo potessero avere coscienza dell’inestimabile valore spirituale della Mitzvà e dell’importante valore etico che essa comporta, il loro atteggiamento sarebbe diametralmente opposto. Il comprendere in tutta la sua estensione il messaggio che la Mitzvà dei Tefillin ci può trasmettere va considerato un privilegio non comune.

    • Anonimo scrive:

      caro “VivaIsraele” (perchè non scrive con il suo vero nome?), ammetto di aver fatto questo viaggio con poca conoscenza.
      Volevo conoscere, infatti, e qualcosa di più ho saputo, e se avrà la voglia e la pazienza di leggere il resto forse si convincerà che ho fatto questo viaggio senza pregiudizi.
      Non è un pregiudizio avere un’impressione di “buffo e pericoloso” dall’osservazione delle pratiche che ho descritto. E’ stato il mio “sentire immediato”, l’ho riportato come tale.
      Peraltro, è la stessa impressione che ho quando vedo le processioni cattoliche con gli incappucciati che si fustigano, o pratiche mussulmane (ne ho minor conoscenza).
      Io metto le religioni monoteiste sullo stesso piano: fonte di intolleranza. Reciproca e nei confronti del resto del mondo che non sia il proprio.
      Ma questa è un’opinione, e so che fra opinioni laiche e fede di chi pretende di conoscere la Verità non c’è confronto possibile. Peccato.
      Siccome lei sembra persona garbata, nei modi, vado a risponderle agli altri suoi interventi, perchè a me il confronto piace sempre.

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