Al confine libanese

Jeudith

Uliana l’ha vista una sera a casa di un’amica comune, in Germania, qualche mese fa. E’ bastato uno scambio successivo di e-mail ed eccoci che ci ospita per i primi 4 giorni a casa sua. E’ figlia di genitori ebrei olandesi che durante la guerra, appena nata, l’hanno affidata ad una coppia prima di essere portati in un campo da cui non sono tornati. E’ percio’ cresciuta olandese, e a 18 anni si e’ trasferita qui, dove e’ rimasta. Fa belle foto, strane sculture di cartapesa, lavora come art-terapist in una comunita’ di tossicodipendenti.

martedi’ 18 – Rosh Anikra

lungo giro a visitare una grotta sottomarina proprio al confine con il Libano. Che sia proprio il confine e’ testimoniato dal filo – bianco, poco visibile nella foto – che parte dalla roccia e finisce lontano nel mare, dotato da mine sottomarine.

Entriamo in una specie di grotta smeralda (Amalfi) piu’ profonda e articolata, anche se senza la magia della luce che viene dal basso.

La cosa piu’ interessante per me sono stati i binari, testimonianza della ferrovia che gli inglesi avevano cominciato a costruire durante la seconda guerra mondiale, con il progetto, in gran parte realizzato, di una via di comunicazione dall’Algeria alla Turchia per aggirare i tedeschi. Come ci fa vedere un breve filmato alla fine della visita, con lo schermo a coprire il muro che separa dal Libano, uno dei primi treni arrivo’ qui con i primi ebrei liberati dai campi. Poco dopo, le prime organizzazioni che combatterono gli inglesi fecero saltare la galleria, per evitare il collegamento con il Libano. All’uscita dal filmato – durante il quale erano quasi teneri gli spruzzetti d’acqua ed i cambi di luce che accompagnavano alcune immagini – avevo messo in posizione la macchina fotografica per riprendere, senza farmi accorgere, due soldati che avevano posato due enormi mitra su un tavolo di legno. Ma poi non me la sono sentita di farlo come se fossi una spia, ed ho chiesto loro il permesso di fotografarli. Al che si sono alzati e da sbracati si sono rimessi in posizione, e ne e’ uscita tutt’altra immagine, dove comunque spicca la faccia di ragazzino di entrambi.

3 risposte a Al confine libanese

  1. Stefano scrive:

    e così è stato: ho chiesto e sono stati gentilissimi.
    Ho imparato che ogni cittadino dello stato di Israele fa tre anni di servizio militare ed è richiamato almeno un mese all’anno per aggiornamenti.
    Che solo gli ebrei, quindi non tutti i cittadini dello stato di Israele, di cui sono cittadini anche molti arabi, fanno il servizio militare.
    Il che porta a farmi altre domande circa gli “incroci di insiemi” che è così difficile fare da quelle parti.

    • Viva Israele scrive:

      Solo gli ebrei hanno l’obbligo di leva, ma cristiani, mussulmani, beduini e circassi a domanda possono farlo. Ultimamente Padre Gabriele Nadaf ( un sacerdote ortodosso) si sta molto adoperando affinché i giovani cristiani si arruolino per sentirsi parte dello stato e si vedono i frutti del suo lavoro: sono aumentate le loro domande. E tra gli arabi sempre più ragazze fanno domanda: un segno che lentamente le cose possono cambiare

  2. Viva Israele scrive:

    I mitra in dotazione all’esercito israeliano non sono più enormi di quelli in dotazione ai nostri soldati in servizio per l’operazione Strade Sicure e che avrà avuto modo di vedere in giro per Roma. Si ricordi che basta chiedere e i soldati saranno lieti di farsi una foto con lei. Sono molto aperti, cordiali e disponibili con le persone. Si sono ragazzini, tra i 18 e i 21 anni circa, prestano servizio per imparare a difendere il loro paese. L’unico paese ebraico del mondo. L’unica democrazia del Medio Oriente

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