Gerusalemme

I luoghi sacri
Gerusalemme è divisa in quattro zone: armena, ebrea, mussulmana, cristiana.

Oggi (domenica 23) entriamo dalla zona ebraica. La mia sensazione è di “trovarmi a casa”. Me lo spiego con l’arredo urbano che potrebbe essere per molti versi un borgo toscano, con i localini curati, cose così. Mi dico che questo viaggio ha cambiato non tanto il mio punto di vista quanto la percezione di come gli israeliani si sentono. Gruppi di tre ragazzi in divisa, sempre con enormi mitraglioni, si spostano con una cartna come per una caccia al tesoro. Chiediamo che cosa fanno e sia si esercitano nell’orientarsi sia imparano a conoscere vicoli e vicoletti.


Il muro del pianto
La mia sensazione di poco prima cambia, al ricordo del fatto che, per ottenere la larga piazza di oggi, nel ’68, dopo aver conquistato Gerusalemme, gli israeliani distrussero i quartieri arabi a ridosso.

Sono colpito non tanto dalla divisione a destra le donne a sinistra gli uomini, quanto dal fatto che lo spazio per le donne è meno di un terzo ed è semipieno, mentre quello per gli uomini è semivuoto.

Sulla destra il passaggio da cui i non-mussulmani possono accedere alla zona mussulmana

Mi stranisco proprio quando, per passare alla zona mussulmana, bisogna aspettare in fila sotto al sole perchè aprono – motivi di sicurezza, dicono – solo mezz’ora ogni due giorni.

La spianata delle moschee
E’ il posto più bello di quelli visti finora. Dev’essere molto frustrante, per chi va lì a pregare, essere sotto il controllo di soldati israeliani. Nelle moschee (il limite è solo per queste della spianata) entrano solo i mussulmani.

Qui famiglie fanno merenda, gruppi di ragazzini giocano a palla: maleducazione o laicità? Certo che il contrasto con il muro del pianto è grande.


Tappeti palestinesi
Un amico americano ci aveva segnalato un negozio di tappeti gestito da palestinesi, nella parte cristiana di Gerusalemme. Padre e figlio, molta chiacchiera, facciamo anche qualche buon affare (sono sicuro che loro lo hanno fatto migliore).

Ci raccontano delle piccole prepotenze della vita quotidiana, come andare in autobus a trovare un amico fuori di Gerusalemme e, al ritorno, al posto di blocco, vedere la fila dei palestinesi scorrere lentissima, e quando ne sono passati 25 su 50 la postazione – dice chi fa il controllo – non funziona più e quindi passate dal cancello 1 al 3, per cui il nostro che stava ormai vicino a passare si ritrova tra gli ultimi, ma dopo un po’ la scena si ripete: dal cancello 3 al cancello 5, e non puoi parlare con nessuno perchè è tutto blindato e chi sta là dietro decide per te ma non parla con te.

“E poi le tasse sono alte” – e questo tutti i commercianti in tutto il mondo lo dicono – “ma il mio amico qui vicino, ebreo, va con l’avvocato ed ottiene giustizia, io potrei farlo, ma so che poi mi tartasserebbero, perciò preferisco fare il pianto e trattare, che è quello che l’impiegato ebreo vuole.”

“Insomma loro sono più forti, noi vogliamo solo vivere in pace, ma credo che loro non siano pronti per la pace: dopo Camp David c’era l’accordo al 90%, ma quando Rabin tornò fu accolto dagli integralisti e il parlamento cambiò cose essenziali di quell’accordo, che saltò.”

Anche a lui chiedo come crede – non come spera – che la situazione evolverà. Anche lui mi dice che non vede soluzioni finchè Israele continuerà ad annettersi territori pezzo pezzo. Dice che ora non li cacciano direttamente, ma creano difficoltà di ogni genere in modo che i palestinesi siano indotti a “scegliere” di andarsene. “vorrebbero solo due categorie di palestinesi: i miliardari e i lavoratori alle loro dipendenze”.

Anche qui non commento, ascolto. E’ davvero difficile capire.

Spremute di melograno
Ottime e abbondanti. Meglio se miste con arance. Con gli spremitori a leva, come in Sicilia, che spremono pure un po’ di buccia e ti lasciano quel tanto di allappato in bocca.

3 risposte a Gerusalemme

  1. Stefano scrive:

    ma lei è buffo a volte!

    Per me sono mitraglioni perchè sono armi grandi e grosse che mi fanno impressione solo a guardarle, sono sicuro che non siano più grandi di altre armi di altri eserciti o di banditi, ma le ho incontrate solo lì e poi non sto facendo una storia comparata delle armi, sto descrivendo quello che vedo e l’effetto che mi fa! ;-).

    A proposito del libro che sto leggendo in questi giorni e di cui dicevo prima: mi è piaciuto particolarmente – mi pare renda bene le contraddizioni – il capitolo in cui si descrive prima la costruzione e poi lo sgombero da Yamit dopo la pace con l’Egitto.

    • Viva Israele scrive:

      Si forse si sono buffo nel mio difendere a spada tratta Israele 🙂 ma mi rendo conto che per chi conosce poco l’argomento certe cose facciano un maggior effetto. Le confermo che i Tavor (fucili mitragliatori israeliani) non sono più grandi di quelli in dotazione ai nostri ragazzi 🙂

  2. Viva Israele scrive:

    E dalli co sti “mitraglioni”…come se i soldati israeliani avessero quelli più grossi per ammazzre meglio! Sono simili a quelli di tutti i soldati del mondo, ha visto da vicino per caso un Ak47? Non è mica piccolo, e i palestinesi a Gaza lo portano in giro come nulla fosse….
    Gli israeliani distrussero solo il quartiere marocchino non “i quartieri arabi a ridosso”…

    In merito al Monte del Tempio o spianata delle Moschee:
    i soldati sono lì per sorvegliare e prevenire incidenti. Forse lei non sa che il luogo più sacro per l’ebraismo, il Monte del Tempio, può essere visitato dagli ebrei ma non possono pregarci pena rivolte sanguinose da parte degli arabi. I soldati controllano che nessun ebreo porti co se libri di preghiera e non fanno distinzioni, ho visto dei soldati togliere la kippà a un anziano…
    Per quanto riguarda gli accordi di Camp David, il mondo è bello perché vario:
    produssero la pace con l’Egitto, Israele evacuò il Sinai rinunciando ai pozzi petroliferi e alle strutture alberghiere che aveva costruito e che furono la fortuna turistica egiziana degli anni successivi

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