La professione del padre (S. Chalandon)

Un romanzo singolare, difficile da descrivere senza svelarne troppo.

L’inizio si può dire, perchè dalle prime pagine il quadro di un padre millantatore e violento, di una madre remissiva, di un figlioletto vittima, è chiaro.

Tutta la prima parte è densa di complotti, dell’amico americano Ted che dà istruzioni al padre a che a sua volta le trasmette al figlio o se ne fa scudo per le punizioni tremende che infligge al piccolo protagonista quando non esegue a puntino gli ordini o non è perfetto a scuola.

Pian piano il figlio diventerà parte attiva e proattiva dei deliri del padre.

Diventerà grande, si costruirà una vita autonoma: un bel lavoro di restauratore, una moglie, un figlio.

Stavo per lasciarlo a metà, stanco della sequenza di “avventure” senza costrutto. Avrei fatto un grande errore, perchè la prima parte è stata necessaria a preparare una seconda parte bellissima, nella ripresa di contatto dopo anni del figlio con i genitori.

Di questa parte preferisco non dire niente, se qualcuno che leggerà qui vorrà leggere il romanzo, perchè l’ho letta non più stancamente come fin verso la metà ma appassionato e voglioso di arrivare alla fine dello svolgimento dei sentimenti che si sviluppano. Senza le grandi contraddizioni che mi sarei potuto aspettare, e anzi con un tono piano, equilibrato, mai urlato. Commovente. Un sentimento che per qualche verso si avvicina a quello che ho avvertito nel vedere Joker, per la vicinanza, che in nessun modo copre le pessime azioni dei protagonisti, a stati di sofferenza estrema di alcune persone.


Da leggere

Joker (di Todd Phillips)

Joker. Da non mancare.


La fotografia ha i colori – fra carico e sbiadito, non gli esagerati HD – dei film degli anni in cui è ambientato.


Anche i risvolti sociali – i fondi per l’assistenza tagliati, etc – servono all’ambientazione, non appartengono in nessun modo al protagonista, totalmente estraneo a tutto ciò che possa suonare anche vagamente politico.

È stato presentato (Mymovies) come “La storia sulle origini di uno dei più famosi super-cattivi della DC”, ma è solo un espediente commerciale: anche se città si chiama Gothan City e il castigo finale del cattivo di turno è una citazione esplicita da Batman begins. si tratta “solo” della storia di un uomo che non ricorda un solo momento di felicità nella sua vita, che non è mai sicuro di esistere davvero e tuttavia “sa” di esistere.

Anche se parte della sua esistenza la immagina soltanto, ed è bravo il regista a farci stare nell’incertezza, in molti episodi.

L’infanzia è stata molto più che difficile, ma non c’è accenno di giustificazionismo.
Stiamo con Joker perchè il regista Todd Phillips, del quale non ricordo niente di memorabile – ma Joker lo è eccome – ci fa sentire la sofferenza di quest’uomo, ce la fa vivere come raramente, forse mai, ricordo di aver vissuto al cinema: ci commuove senza effetti speciali.

L’interpretazione di Joaquin Phoenix è stata magnificata da tutti e non posso aggiungere niente, se non che recita con ogni cellula del suo corpo.

Andateci e andateci e andateci.


PS: Complimenti al cinema Barberini che, forse solo nel weekend, ma è già tanto, proietta quasi tutti i film anche in originale con sottotitoli.