L’esclusiva (Annalena McAfee)

Siamo nella Londra di fine anni ’80.

Una giovane freelance, tanto intraprendente quanto ignorante, ha – per qualche equivoco, si capirà poi – quella che potrebbe essere l’occasione della vita professionale, fino a quel momento dedicata ad un giornaletto scandalistico e altre minuzzaglie come capita: un’intervista esclusiva alla più che ottantenne grande giornalista, della quale sta per uscire un libro che raccoglie i migliori articoli di decenni di carriera.

Il primo incontro è decisamente pessimo: le due non comunicano proprio. La giovane cerca il pettegolezzo scabroso o almeno piccante, l’anziana verifica l’abissale ignoranza – sia del mondo che dei suoi articoli – della ragazza e la prende in giro facendole credere inesistenti suoi amori con cantanti di epoche sfalsate.

Da qui in poi la ricerca affannosa della giovane di qualche particolare che le permetta di tirar fuori un articolo significativo è l’occasione – mi è capitato di pensare, e il dubbio mi resta, che questo potesse essere lo scopo vero del romanzo – per immergersi nel mondo brillante e falso della Londra intellettual-letteraria-giornalistica. Pieno di gente che difficilmente dovrebbe venir voglia di frequentare, almeno a leggerne.

Ma scava scava, forse ci avviciniamo ad un segreto inconfessabile della vegliarda, qualcosa che rappresenterebbe una contraddizione enorme rispetto ai valori ai quali ha dedicato la vita, sui campi di battaglia (veri campi di battaglia) e tra le ingiustizie del mondo.

In parallelo, l’anziana giornalista scrive e riscrive, cambiando ora un verbo, ora un aggettivo, come in un esercizio di stile di Queneau, l’articolo che non ha mai voluto scrivere, quando per prima entrò in un campo di sterminio appena liberato.

Alla fine, ciascuno avrà avuto il suo, compresa la giovane freelance che l’autrice accompagna senza alcun giudizio e senza alcuna pietà ove la porta il suo essere una vera, integrale cretina.