Antonio Tabucchi

Qualche giorno fa è morto Antonio Tabucchi.
Credo di aver letto quasi tutto quello che ha scritto.
Soprattutto i suoi primi racconti sono fra le letture che più mi hanno toccato. Quelle atmosfere sospese dove il non espresso dice più del detto, quella passione civile che tuttavia mai costringe a sè la scrittura, che incide e lascia il segno elegante dell’acquaforte.
In realtà, anche se alcune sue opere sono state presentate – io credo per furbizia editoriale, ed ero infatti infastidito da quelle pagine larghe e vuote e dalle pagine bianche tra un capitolo e l’altro – come romanzi, ha sempre scritto solo racconti. Credo anche lui stesso lo abbia detto.
Lo ricordo con affetto e ammirazione, come qualcuno che ha lasciato un buon segno di sè nel mondo.

Il silenzio dell’onda (Gianrico Carofiglio)

Gradevole, scorrevole, piacevole.
E costruito, anche se ben costruito: le due storie a capitoli alternati che nel finale si integrano non hanno forzature ma sono prive di necessità. Un po’ tutto il libro è privo di necessità.
Un buon esercizio di scrittura senza passione. Se fossi un recensore stroncatore lo direi un libro inutile, e già mi pento di questo banale – “se fossi…” – artificio retorico, e poi mi assolvo con banale chiama banale.
Mi è venuto detto con troppa cattiveria, forse perchè ritrovo qualche somiglianza con alcuni aspetti limitanti (il paragone vale solo per “limitanti”, per carità) della mia scrittura.
Si può leggere, si può leggere, infine.