Acciaio (Silvia Avallone)

I personaggi: due ragazze accompagnate dalla tarda adolescenza a pre-adulte. E l’acciaieria dove si fanno le rotaie per tutti i treni del mondo. Questi i protagonisti di “Acciaio”.

Poi: i ragazzi, i genitori, alcune amiche. Infine, l’Elba: così vicina così lontana. Causa iniziale – con le sue miniere – dell’esistenza di Piombino, ed ora sta lì, a vista tutti i giorni, meno di un’ora di traghetto, ma posto tra l’alieno e l’irraggiungibile per l’umanità giovane della città cresciuta intorno agli altiforni che non si spengono mai.

Sono diffidente, in principio, verso le opere prime di scrittori giovani che vincono subito qualche premio (“Acciaio” ha vinto lo Strega). Tendo a pensare a manovre di case editrici che vogliono lo scrittore-personaggio. Magari ci saranno pure state, le manovre, ma “Acciaio” è un gran bel libro e Silvia Avallone una signora scrittrice.

Avevo comunque già un buon viatico da Clara, che mi aveva detto di aver votato proprio per “Acciaio”, allo Strega, quando i miei amici di Piombino me l’hanno regalato, perciò…

Perciò i libri posso distinguerli in tre categorie: quelli che non vale la pena leggere e questi, dismessi da tempo i sensi di colpa, li lascio perdere serenamente. Poi ci sono quelli ben scritti, con storie attraenti, che in certi momenti ti chiedi dove andrà a parare ma che ti dici comunque vale la pena continuare. Infine ci sono i libri che non vedi l’ora di riprendere in mano per proseguire.

“Acciaio” sta nell’ultima categoria. Dopo poco i personaggi sono persone che conosci, e le cose che succedono, le vicende che li toccano sono cose che succedono a persone che conosci. Perciò può capitarti di piangere se qualcosa di brutto succede a qualcuno di loro. Forse anche perchè il tuo migliore amico ci lavora, in quella fonderia.

Un grande gelo (Arnaldur Indridason)

Ancora un giallo dal nord, stavolta dall’Islanda. Un bambino di madre thailandese e padre islandese viene trovato morto nel parco. E’ stato ucciso con un’arma da taglio. Questo nelle primissime pagine, non rivelo niente.

E’ l’occasione per restituirci le tensioni razziali, e intanto io penso che cosa spingerà qualcuno, dalla Thailandia, a scegliere come meta proprio l’Islanda? Eppure pare che i thailandesi siano una componente importante dell’immigrazione di lì. Qui, ad esempio, non se ne sente parlare.

È un libro di quelli che procedono stancamente fino a metà e poi prendono corpo e sostanza. L’elemento che domina è la stanchezza, che si sovrappone alla mia di sapere già come andrà a finire, non perchè io abbia “scoperto l’assassino”, ma perchè il poliziotto è solo, con un rapporto difficile con i figli, umano e disulluso, sopraffatto dalla miseria umana con cui è costretto a misurarsi eppure deciso a venire a capo di ogni singolo caso che gli si presenta.

Altro elemento significativo è lo spaccato degli adolescenti, dei rapporti tra di loro, con i genitori, con gli insegnanti.

Se non è una leggenda metropolitana che nei paesi scandinavi c’è la maggior percentuale di suicidi in rapporto alla popolazione, beh allora questo libro aiuta a capirne alcune ragioni.

Prima o poi comprerò qualche altro libro di Arnaldur Indridason.