Il nostro traditore tipo (John Le Carrè)

Credo di aver letto tutto Le Carrè. Il che, per quanto mi riguarda, è vero soltanto per Kundera. Anche se Le Carrè ha scritto soltanto romanzi di spionaggio (più un giallo, poco riuscito), non lo considero uno scrittore “di genere”, ma un grande scrittore.
Anche ne “Il nostro traditore tipo” c’è tutto quanto me lo fa amare: personaggi credibili con spessore psicologico sempre ben definito, una storia un cui un outsider (questo soprattutto nei romanzi scritti dopo il 1989: prima i protagonisti sono soprattutto professionisti dei servizi) si trova in qualcosa di cui non può afferrare le dimensioni e tuttavia decide di navigarci, anche se ciò comporterà rischi estranei alla propria vita usuale.
La storia è credibile e raccontata in quel modo che fa venire voglia che arrivi la sera per scoprirne il seguito.
Insomma, uno di quei libri che danno la frenesia e i timore – perchè: e poi che cosa leggerò? – di arrivare alla fine.

Teoria degli infiniti (John Banville)

Non conoscevo l’autore, irlandese del 1945. Ne ho comprato il romanzo, come a volte faccio, dapprima attratto dal titolo e dal disegno di Picasso in copertina, poi dalla buona scrittura annusata sfogliando a caso.

Una storia non c’è, nè vuole esserci. Trecento e più pagine di descrizione di una decina di personaggi e delle loro relazioni – tutto sommato prive di significativi elementi drammatici – possono risultare un po’ faticose, non fosse per la scrittura che le sorregge.

Non c’è un protagonista, se non il grande vecchio morente, sullo sfondo, e la famiglia intorno al patriarca con Mercurio – sì, il dio Mercurio, o Ermes per i greci – narratore inconsueto.
I personaggi femminili sono tutti, ciascuno a suo modo, segnati da qualche lacuna o manchevolezza di base, dalle quali quelli maschili sembrano invece immuni.

Alcune pagine – un rituale autolesionista, un pollo appena sgozzato che si “vede” come in una natura morta fiamminga – sono memorabili.

È, infatti, la scrittura protagonista, soprattutto quando impasta gli interventi dispettosi e lussuriosi degli dei – Mercurio non è il solo presente – con le miserie umane. Sicchè le pagine in cui un soffio improvviso travolge una donna stupita dell’ardore inusuale dell’uomo e poi stordita dal ricordo confuso – forse un sogno? – sono quelle per le quali, soprattutto, varrà la pena averlo letto.