Zero K (Don Delillo)

La giovane moglie ha una malattia incurabile che la porterà presto alla morte.

Il vecchio marito è uno degli uomini più ricchi del mondo. Finanzia un progetto, in uno degli stati caucasici ex sovietici, in cui si può essere congelati ancora vivi con la prospettiva di riemergere quando si potrà essere curati.

Il vecchio marito è molto innamorato e non vuole sopravvivere alla giovane moglie. Perciò, pur essendo ben sano, sceglie di uscire insieme alla giovane moglie dalla vita presente, per avviarsi ad un incerto e improbabile futuro di rinascita.

Chi racconta è il figlio di lui.

Delillo sceglie la fantascienza borderline – e riesce a rendere credibile, senza bisogno che si affanni alla verosimiglianza, l’impianto in cui i corpi diventano non-corpi destinati ad un futuro inattendibile – per trattare la vita, la morte, l’amore.

L’ultimissima pagina dice di uno spirito inguaribilmente romantico.

Tanto di cappello, ancora una volta.

Questa voce è stata pubblicata in Libri letti. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.