Le serve. Un caso che non esiste (regia Marco D’Amelio)

Adattato e ridotto da Marco D’Amelio, che ne è anche regista, da un testo di Genet.
Due sorelle a servizio di “madame”. Le due sorelle, raccolte e allevate da madame, hanno verso la loro benefattrice il risentimento di chiunque riceva doni in condizione di inferiorità, e ne progettano e mimano l’omicidio.
Anche perchè terrorizzate di poter essere scoperte di aver fatto – forse ingiustamente, forse giustamente – arrestare, con lettere anonime, l’amante di madame.
Un omicidio ci sarà. Lo scambio di ruoli fra le due sorelle, qualche accenno potenzialmente incestuoso, le reciproche recriminazioni circa impegni presi e non mantenuti di solidarietà assassina, la più che fragilità psicologica di entrambe tutto ciò lascia sullo sfondo, come inessenziale, chi ne sarà la vittima. Questo, mi è sembrato, il tema di fondo.
Il regista dichiara di aver voluto mettere in scena un lavoro “senza sentimenti”. Forse senza sentimentalismi, perchè tutta l’ora e un quarto dello spettacolo è pervasa da odio, rancore, più ancora che di voglia di vendetta.
Un odio molto di testa, peraltro, e quindi, infine, a conferma delle intenzioni dichiarate.
Frequento pochissimo il teatro, mi mancano molti strumenti critici, e tuttavia forse, una volta entrati nella logica dell’adattamento, poteva valer la pena di lavorare anche sul linguaggio perchè in qualche momento le parole – antiche – fra serva e padrona stridono con alcune attualità, e l’obiettivo dell’opera nel non-tempo rischia di scontrarsi con tempi giustapposti.
Brave le tre attrici, sopratutto la serva che recita fino a poco prima della fine tutta compressa in un’atonalità che non dev’essere stato facile conseguire.
Complimenti al regista – molto giovane, attivo anche nel cinema, e di cui si sentirà parlare ancora – per il rigore dell’allestimento e la mano sicura nella conduzione.
Infine: anche occasione per aprire una nuova categoria nel mio blog.

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