Inseparabili (Alessandro Piperno)

Benchè “Con le peggiori intenzioni” non mi fosse piaciuto, tuttavia la scrittura di Giovanni Piperno è ammaliante e, fatta passare l’ubriacatura del Premio Strega, ho sfogliato “Inseparabili” in libreria e ho deciso di dargli – raramente lo faccio: c’è così tanto da leggere… – un’altra possibilità.

La struttura è nella sostanza identica a quella de “Le correzioni“: una famiglia, i figli – tre ne “Le correzioni”, due ne “Gli inseparabili” – le vicende di padre madre e figli che scandiscono il loro tempo e ad ogni ripresa ciascuno aggiunge tasselli alle storie degli altri.

Anche il finale ha qualche somiglianza: lì un ultimo pranzo di Natale prima di lasciare la casa dove tutti sono cresciuti prima di disperdersi, qui un funerale, occasioni per un’ultima vista d’insieme e un ultimo sguardo sui  personaggi.

Ai quali Piperno sembra volere un po’ più bene che ne “Con le peggiori intenzioni”, pur mantenendo la predilezione a far emergere, di ciascuno, il peggio.

Gli inseparabili sono il fratello indolente che si ritrova, per un colpo di genio e di fortuna, con una fama internazionale che non sa gestire, e il fratello brillante che si invischia in una speculazione finanziaria in mezzo ai peggiori mafiosi delle repubbliche baltiche.

Si viaggia in tutto il mondo, la storia sicuramente c’è e sembra pronta, come sempre più spesso mi accade di pensare mentre leggo, per una bella sceneggiatura per un bravo regista.

Scorre in tutte le pagine una profonda, profondissima amarezza, quasi un dolore che non riesca ad esprimersi come tale ed abbia perciò bisogno di tanta intelligenza e tanta capacità di scrittura. Sarà per questo che mi riesce di pensare a Giovanni Piperno più con affetto che con simpatia.

 

 

 

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2 risposte a Inseparabili (Alessandro Piperno)

  1. Pingback: Dove la storia finisce (Alessandro Piperno) | Racconti di Stefano De Sanctis

  2. elisabetta scrive:

    Concordo in pieno sulla grande padronanza della parola e sulla capacità di affascinare chi legge. Alla lucidità della narrazione che scorre con una magnifica fluidità manca, secondo me, il senso del perdono e della pacificazione. Allo sguardo dello scrittore, cui nulla sembra sfuggire, è affidato un compito di osservatore / sorvegliante che potrebbe, con la stessa capacità affabulatoria, trattare di marziani.
    Elisabetta.

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