Uno scià alla corte d’Europa (Kadar Abdolah)

Lievi capitoletti di due, tre, non ricordo più di cinque pagine, di un viaggio dello scià di Persia venuto, a fine ottocento, a conoscere l’Europa, ci mostrano il mondo in un momento di grandi cambiamenti visti dallo sguardo curioso, infantile, colto, di un despota che si è portato dietro l’harem e gli intrighi di corte.

Strada facendo qualche iman o funzionario fastidioso scompare, mentre la prediletta riesce a tessere alleanze con regine e principesse per tentare di realizzare il sogno di una vita autonoma.

Lo scià si rende conto di aver svenduto la sua terra ad interessi di cui non è stato in grado di cogliere la portata finchè non ha visitato le catene di montaggio, la fabbrica delle aspirine…

L’autore alterna, ai capitoletti ottocenteschi, incursioni – la ricerca dei diari da cui trarre il suo romanzo, con l’aiuto di una bella studentessa del suo dipartimento universitario di studi orientali – nell’oggi, dove le contraddizioni di un secolo e mezzo fa sono esplose e altre se ne sono aggiunte.

Sono sempre più convinto che l’originalità del racconto possa venire sempre più spesso da culture meticciate: stavolta è un iraniano trapiantato in Olanda.

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