La vita come un romanzo russo (Emmanuele Carrère)

Mi sono sorpreso di non aver qui recensito “Il regno” e “Limonov”, dello stesso autore.

Entrambi da leggere, specialmente, per me, Limonov, che restituisce un affresco di un personaggio davvero speciale, un poeta che viene dal popolo, un crogiolo di contraddizioni fra gli intellettuali di New York, l’URSS di ieri e la Russia di oggi.

Il regno è una profonda riflessione, storicamente fondata, sul cristianesimo, nascita e sviluppo dei primi tempi.

Carrère ha inventato un genere, che credo abbia anche una denominazione, per quanto – poco, proprio poco, a mio parere – queste classificazioni valgano, che consiste nella presenza diretta, con la propria vita, dello scrittore in ciò che sta scrivendo.

Questa presenza in Limonov è discreta, in secondo piano. Ne “Il regno” c’è di più, ed ha una sua ragion d’essere in alcuni paralleli della Storia con il contatto dello scrittore con il cristianesimo.

Meno male che ho letto “La vita come un romanzo russo”, che è stato scritto prima degli altri due citati, dopo Limonov e Il regno. Perchè se lo avessi letto per primo difficilmente mi sarei accostato ad altro.

La storia di “la vita come un romanzo russo” assembla – assembla, sì, perchè le connessioni fra le storie sono fragili quando non inesistenti – la volontà di rendere pubblica la vergogna di famiglia di un nonno che è stato collaborazionista, la curiosità di andare a capire in un posto sperduto della Russia chi fosse quel prigioniero ungherese di cui tutti si erano dimenticati, un racconto erotico che mette definitivamente in crisi la relazione con la compagna del momento.

La presenza costante dell’autore qui è insopportabile, e l’esibizione di sincerità somiglia più ad una trasmissione televisiva in cui si celebra l’osceno dell’intimità esibita che alle Confessioni di sant’Agostino.

Però scrive tanto bene, e riesce a portarti alla fine: la magia è di farsi vedere così tanto stronzo che tu che lo leggi riesci a dirti vabbè pure io certe volte non scherzo, ma proprio così no, eh!

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